Ezio Albrile, Dipingere il Tempo. I Magi da Vezzolano a Fiorenzuola

I Magi evangelici sono una importante testimonianza dell’incontro tra culture nel mondo antico, tra cristianesimo e religiosità iranica. L’evidenza sta in un’opera latina, l’Opus imperfectum in Matthaeum, secondo cui i Magi persiani salivano tutti gli anni sul Monte delle Vittorie (Mons victorialis) – sulla cui cima si trovavano una caverna, una fonte e degli alberi – per aspettare una Stella che aveva in sé l’immagine di un bambino e che doveva essere il segno della nascita del Gran Re. A sua volta l’Opus è la trascrizione di testi più antichi scritti in siriaco, di cui il più importante è la Cronaca di Zuqnīn. Materiali ai quali attingono i maestri dell’arte pittorica che nei secoli hanno rappresentato l’episodio. L’articolo porta due esempi di pittura medievale in cui la figurazione dei Re Magi è legata al colore. Il primo proviene dall’abbazia di Santa Maria di Vezzolano (Asti), ed è un affresco attribuito al cosiddetto «Maestro di Montiglio» nel quale le tre età dei Re Magi sono rese con un dualismo cromatico fra rosso e bianco. Un sapiente miscuglio fra il dualismo, peculiare del mondo iranico, e la triplicità «aionica», le tre età in cui li ha fissati l’arte Occidentale. Il secondo proviene invece dalla chiesa della Collegiata di san Fiorenzo a Fiorenzuola d’Arda (Piacenza), dove un’anonima maestranza tra il 1492 e il 1493 dipinge una Natività entro la quale spiccano i tre Re Magi vestiti con abiti riconducibili a tre colori base, espressione di un simbolismo astrologico.

Parole chiave: Magi evangelici, Colori, Arte medievale, Dualismo, Astrologia, Zoroastrismo.

Ezio Albrile (Torino 1962) da anni si occupa delle interazioni fra mondo iranico e le forme di religiosità dualistica tipiche dell’ellenismo e della tarda antichità (ermetismo, gnosticismo, manicheismo, etc.). È docente di Storia religiosa dell’Iran e dell’Asia centrale presso il CESMEO di Torino. Si occupa anche di divulgazione culturale sulle stesse tematiche

}); })(jQuery);