Valerio Napoli, L’imperatore Giuliano e lo “scritto teologico” di Aristotele (Epistola al filosofo Temistio 10, 265a)

 

In un passo dell’Epistola al filosofo Temistio (10, 265a) l’imperatore Giuliano fa riferimento allo “scritto teologico” (theologikē syngraphē) di Aristotele per rafforzare l’assunto della superiorità della vita filosofica rispetto a quella politica. Nel presente articolo s’intende sviluppare la tesi già sostenuta da Rudolf Asmus, secondo cui Giuliano, con tale “scritto”, si riferisce alla Metafisica di Aristotele. Più in particolare, sulla base di un esame del modo in cui la Metafisica e la scienza in essa trattata erano lette e denominate nella tradizione neoplatonica e, più in generale, nella tarda antichità, si mostra come sia molto probabile che l’imperatore, nel suddetto riferimento, abbia in mente l’intera Metafisica, vista nel suo complesso come un trattato di “teologia”. Si congettura inoltre la presenza di talune tesi riconducibili alla Metafisica – modulate alla luce del platonismo del IV secolo d.C. e secondo prospettive esegetico-speculative temistiane – nelle osservazioni con cui Giuliano, subito dopo il richiamo allo “scritto teologico” aristotelico, argomenta la sua posizione.

 

Parole chiave: Giuliano imperatore, Aristotele, Metafisica, teologia, tardo platonismo

 

Valerio Napoli, docente di filosofia e storia nei licei, ha conseguito la laurea e il dottorato di ricerca in Filosofia presso l’Università degli Studi di Palermo, dove per un quadriennio è stato anche titolare di assegno di collaborazione alla ricerca in Storia della filosofia medievale. Ha pubblicato vari studi su temi e problemi del pensiero neoplatonico, tra cui una monografia dal titolo Epekeina tou henos. Il principio totalmente ineffabile tra dialettica ed esegesi in Damascio, Catania-Palermo 2008.

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