Giorgia Casesi, San Vito e il culto: le reliquie di Regalbuto

Il culto di San Vito affonda le radici ai tempi delle persecuzioni di Diocleziano quando, appena convertitosi al cristianesimo, scappa con la nutrice Crescenzia e il maestro Modesto per sottrarsi alle persecuzioni e allo stesso padre, contrario alla sua scelta.
Vito comincia da subito a compiere prodigi: guarisce dal morso dei cani rabidi, riporta in vita un giovinetto dilaniato dai cani, libera dal demonio il figlio di Diocleziano (probabilmente malato di epilessia), che poi lo fa catturare ed uccidere. A Regalbuto, città in cui Vito avrebbe compiuto il miracolo di riportare in vita il giovinetto straziato dai cani, lo si festeggia come Patrono nel mese di agosto. All'interno del prestigioso Museo degli Argenti sono conservate due preziose reliquie del Santo, e tra le carte dell'archivio della parrocchia si può leggere la storia del loro cammino dalle sponde del Sele, dove San Vito è stato sepolto, al centro ennese.

Parole chiave: San Vito, culto, Regalbuto, reliquie, Museo degli Argenti.

Giorgia Casesi (Palermo, 1981) si è laureata in lettere moderne nel 2005 presso l’Università degli Studi di Palermo con una tesi in diplomatica (relatore prof. Diego Ciccarelli) dal titolo Le pergamene varie dell’ospedale Grande e Nuovo di Palermo, sec. XIII-XV d. C. Diplomatasi presso la scuola dell’Archivio di Stato di Palermo, collabora dal 2009 con la Sovrintendenza Archivistica delle Sicilia come archivista e con l’Officina di Studi Medievali di Palermo.

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