Ezio Albrile, Stelle e metamorfosi. La memoria dell’antico nella cappella romanica di San Ferreolo a Grosso Canavese

 

L’arte romanica eredita un grande lascito dalla tarda antichità, assimila e «cristianizza» un vasto patrimonio simbolico. Partendo da un ciclo di affreschi presenti nella chiesetta campestre di San Ferreolo, poco fuori l’abitato di Grosso Canavese (Torino), l’articolo approfondisce forme e modi di questa trasformazione. Specifiche figurazioni presenti nell’arco trionfale dell’abside sembrano infatti codificare immagini a metà strada fra mitologia e astrologia, il cui significato rinvia al genere letterario delle metamorfosi. Modelli latini di trasformazioni erano comuni nell’Alto Medioevo; in particolare, l’opera di Ovidio è un grande quadro armonico in cui era codificato l’antico mondo dei miti. Uniti a questo vanno annoverati gli Astronomica di Igino, fonte significativa in cui confluisce tutta la sapienza astrologica e astronomica della tarda antichità. Sullo sfondo, infine, si leggono le vicende della dea Venere, strettamente legate, nel mondo latino, a quelle della Dea Syria.

Parole chiave. Arte romanica, Metamorfosi, Astrologia, Dea Syria, Animali simbolici

 

Ezio Albrile (Torino 1962) da anni si occupa delle interazioni fra mondo iranico e le forme di religiosità dualistica tipiche dell’ellenismo e della tarda antichità (ermetismo, gnosticismo, manicheismo, etc.). È docente di Storia religiosa dell’Iran e dell’Asia centrale presso il CESMEO di Torino. Si occupa anche di divulgazione culturale sulle stesse tematiche

 

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