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Maria Vassallo, Bhakti, śānti, ahiṃ sā. Alcune precisazioni sui concetti di amore, pace e non-violenza nella cultura hindū

Sebbene la nozione di “pace” ( śānti ) sia presente nei più antichi testi dell’India, il concetto di ahisā (non-violenza) e l’idea di un percorso spirituale fondato sull’amore si imposero soltanto intorno all’inizio dell’era cristiana, trovando la sua affermazione nella dottrina della bhakti (amore/partecipazione), testimoniata, in particolare, dal poema denominato Bhagavadgītà (II secolo a.C.), il cui protagonista Kçùõa, dio ed uomo al tempo stesso, dona gratuitamente amore.
Se i devoti della via dell’amore praticano la virtù della non-violenza al fine di conseguire la “liberazione” (
mokùa) dal “ciclo delle rinascite”, nel suo cammino terreno ogni uomo deve, tuttavia, perseguire anche il dharma, ossia la “norma”, universale e particolare. Esiste, infatti, uno svadharma o “dharma proprio” da osservare, differente per individui di casta diversa ma anche per lo stesso individuo in tempi e luoghi diversi. Da tale “relativismo” consegue inevitabilmente che se, in astratto, il concetto di dharma comune è intimamente connesso alla non-violenza, il dharma proprio dei guerrieri, ad esempio, è invece quello di combattere per assicurare ai sacerdoti l’ordine necessario all’adempimento della loro funzione di conoscenza ed insegnamento, ordine paradossalmente definito “pace” (
śānti ), con cui non si intende, purtroppo, la pace del mondo. Il termine śānti qui assume, dunque, soltanto una connotazione spirituale, indicando la serenità di colui che conosce la Realtà Assoluta, la “pace interiore” che ha il suo compimento in Dio.

 

Parole chiave: bhakti, śānti , ahiṃ sā, dharma, svadharma

 

Maria Vassallo si è laureata con lode in Filosofia con la tesi su L’immagine e il suo linguaggio nel pensiero indiano presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Palermo, dove ha anche conseguito il Dottorato di Ricerca in Etica con una ricerca sulle Concezioni etico-filosofiche che traspaiono dalla prassi rituale del Tantrismo śaiva del Kaśmīr . Ha studiato Lingua Sanscrita, Indologia e Religioni e Filosofie dell’India presso la Facoltà di Studi Orientali dell’Università “La Sapienza” di Roma.

 

Tra le sue pubblicazioni: La via dell’artista indiano. L’imitazione pittorica secondo il sacro canone in «Pan. Studi del Dipartimento di Civiltà Euro–Mediterranee e di Studi Classici, Cristiani, Bizantini, Medievali, Umanistici» 21 (2003), pp. 317-329; India medievale e moderna: testi e contesti. Le giornate di studio “Image et Patronage, de l’Inde à l’Iran” organizzate dall’équipe 2719 dell’EPHE, in «Schede Medievali» 43 (2005), pp. 445-450.

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