Giovanni De Zorzi, Il flauto ney tra passato e presente, tra Oriente e Occidente

 

Il contributo inizia dalla “protostoria” del ney, flauto obliquely held-rim blown i cui primi resti archeologici risalgono al III-II millennio a.C., in modo da poter comprendere meglio l’azione rivoluzionaria di Mevlâna Jalâl ud-Dîn Rûmî (1207-1273), che lo rende allo stesso tempo strumento musicale di pratica interiore e simbolo metafisico. Da qui si passa a prendere in esame le sorti del ney e dei suoi praticanti (neyzenler) in seno alla confraternita sufi ottomano-turca mevlevîye, più nota in occidente come “dervisci rotanti”, arricchita da osservazioni di storici del passato quali Evliyâ Çelebi (XVII) e Giambatista Toderini (XVIII). Si giunge così a prendere in esame il significato esoterico che la pratica del ney aveva nella mevlevîye e ad accennare al particolare metodo mevlevî di trasmissione musicale di carattere orale/aurale. Dopo queste premesse, l’articolo traccia una storia dello strumento in Europa, del suo arrivo in Italia e segue il suo particolare viaggio tra le istituzioni musicali italiane, corredato dai principali programmi di studio adottati nei vari stages.

 

Parole chiave: Flauto ney, ta¡awwuf (“sufismo”), sam…‘ (“audizione, ascolto, concerto spirituale”), Mevlâna Jalâl ud-Dîn Rûmî (1207-1273), Dervisci mevlevî, Confraternita mevlevîye , musica sufi, musica classica ottomana, area culturale ottomano-turca, iniziative etnomusicologiche in Italia.

 

 

 

Giovanni De Zorzi, strumentista ed etnomusicologo, dottore di ricerca in “Storia ed Analisi delle Culture Musicali” presso l’Università “La Sapienza” di Roma, da anni si occupa di musica classica (sanat) e sufi di area ottomano-turca, iranica e centroasiatica. La sua attività si distribuisce tra l’impegno concertistico (flauto ney della tradizione ottomano turca), la ricerca sul campo, la scrittura, la direzione artistica di programmi musicali diversi e la didattica strumentale: dall’a.a. 2007-2008 tiene infatti un corso di flauto ney presso il Conservatorio “Arrigo Pedrollo” di Vicenza.

 

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