Jean
Lauand, Los “si” semíticos y el Evangelio revisitado

 

Mentre le lingue occidentali hanno solo la particella “se”, le lingue semitiche distinguono tre casi per il condizionale: una parola per la condizione che sicuramente avverrà; un’altra parola per la condizione che non accadrà, e una terza parola per la condizione che potrebbe accadere o non accadere. Perciò, nella traduzione dei detti di Gesù noi possiamo perdere il senso (o il dettaglio) originale espresso in aramaico. Da questo punto di vista l’articolo discute la parabola del buon samaritano (Lc. 10, 30-37) e l’episodio di Zaccheo (Lc. 19, 1-10).

 

Parole chiave: interpretazione dei detti di Gesù, condizionale in arabo e nelle lingue semitiche, esegesi del Vangelo.

 

Jean Lauand è professore all’Università di San Paolo, dove insegna Storia della pedagogia medievale (FEUSP – Facoltà di Pedagogia). Dal 2002 è direttore del CEMOrOc – Centro per gli Studi Medievali Occidentali e Orientali del FEUSP. È professore all’Instituto Jurídico Interdisciplinar dell’Università di Porto e membro della Reial Acadèmia de Bones Lletres di Barcellona.

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